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Intervista ad Antonio Marras

Stilista, costumista e artista

“Il tappeto è innanzitutto un oggetto che modifica e cambia l’aspetto di una stanza. Qualcosa su cui si può camminare scalzi, sdraiarsi e rotolarsi. Che ti invita ad avvolgerti. È un libro da scrivere. Una pagina, una tela sulla quale puoi veramente raccontare qualcosa. Mi piace che il tappeto possa essere tramandato, che passi di casa in casa. Mi piace toccarlo e immaginare chi lo ha toccato prima, chi lo ha amato, posseduto…”

Com’è nato il suo rapporto con Amini? Come si lavora con un’azienda come Amini?
Ci siamo conosciuti nel 2017 e c’è stata subito una particolare empatia. Una corrispondenza. Ferid Amini e io siamo entrambi molto legati alla nostra terra, alle origini e alle tradizioni. Lui è una persona curiosa, pronto naturalmente a sorprendersi, discreto, ma determinato. Ha un modo di procedere preciso e insieme una sensibilità che mi ha colpito. Il nostro rapporto è basato sulla franchezza.

Cos’è per Antonio Marras il tappeto?
È innanzitutto un oggetto che modifica e cambia l’aspetto di una stanza. Qualcosa su cui si può camminare scalzi, sdraiarsi e rotolarsi. Che ti invita ad avvolgerti. È un libro da scrivere. Una pagina, una tela sulla quale puoi veramente raccontare qualcosa. Mi piace che il tappeto possa essere tramandato, che passi di casa in casa. Mi piace toccarlo e immaginare chi lo ha toccato prima, chi lo ha amato, posseduto. Un’immagine che mi viene spesso in mente è quella di un viandante che si copre con una stuoia, un arazzo, e si incammina. Da piccolo avevo l’immagine del tappeto volante di Aladino che ti faceva sognare. Un’immagine di questa superficie che ti porta in alto, ma tu sei sempre protetto e voli.

I tappeti realizzati con Amini: come nascono queste nuove collezioni?
Siamo partiti da una ventina di miei disegni, tutti differenti, che ho realizzato su carta, con matita e acquarelli. Amini ne ha scelti tre, dimostrando una incredibile capacità prospettica che io non potrò mai avere. È riuscito a immaginarli già realizzati e a vederli collocati in ambienti precisi. Sono due motivi vegetali/organici e uno geometrico. Il colore gioca molto. Amini è riuscito a mantenere la trasparenza del mio tratto attraverso i materiali che sono lana e seta, anche mischiate fra loro. La matericità dei miei bozzetti, la loro brillantezza e ruvidità: sono perfetti. Sono tappeti, non hanno nulla a che vedere con la fretta dei giorni d’oggi. Non sono “fast food”, ma parlano di esistenze e di attenzioni.

“Siamo partiti da una ventina di miei disegni, tutti differenti, che ho realizzato su carta, con matita e acquarelli. Amini ne ha scelti tre. (…) È riuscito a immaginarli già realizzati e a vederli collocati in ambienti precisi. Sono due motivi vegetali/organici e uno geometrico. Il colore gioca molto.

Marras, SERENA, detail

Quanto rimane nelle trame della sua isola, del suo territorio?
La Sardegna è una terra dura, che incide, e che ho fortemente radicata dentro. È una stratificazione di culture differenti. Io poi nasco in un’isola nell’isola perché Alghero è una enclave catalana, dove sono chiamati “sardi” quelli che non sono nati lì. Siamo un popolo che si affaccia sul mare e ha sempre accolto: Alghero è il primo porto che si incontra dalla Spagna andando a Oriente. La Sardegna è una terra generosa e difficile nello stesso tempo. Una dicotomia, un luogo di ossimori continui, una continua stratificazione. Mi viene naturale per le mie creazioni attingere da questo insieme di “tanto”: prendo, estraggo elementi che mi richiamano sempre alla mia terra.

Cosa non piace a Marras dell’oggi?
L’arroganza, non mi piace chi vuole prevaricare. Non mi piace l’invadenza, le persone che al ristorante urlano. Non mi piace chi disturba. Mi piace il lusso di poter scegliere luoghi e persone da vedere. Mi piace avere la libertà di poter condividere il tempo solo con chi vuoi. Non riesco a farlo sempre, ma lotto sempre per portarlo avanti. Mi piace dedicare il mio tempo alle cose importanti, necessarie, ai progetti nei quali credi. Mi piace confrontarmi con discipline che non conosco.

I tappeti del futuro?
Per molti saranno in 3D, ma certo non per me. Mai come ora credo che ci sia la necessità dell’intervento umano; sono la mano, l’artigianalità, il gesto, il segno, a fare la differenza, a segnare l’unicità del capo, dell’oggetto. Credo che il tappeto possa risolvere, e dare un senso radicale all’aspetto di una casa. … Possa conferire quel senso di caldo e di avvolgenza come se ti sentissi abbracciato. Ma sempre di più penso che ci sia un bisogno urgente di pezzi che solo tu hai e che sono cose tue, che sai che sono fatti quasi per te, come se fossero pezzi unici. Come un quadro.

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